lunedì 13 ottobre 2008

Cinque ricette salva risparmi

Come mixare titoli di Stato, strumenti monetari e la giusta dose di Borsa in base al profilo di rischio

Prima o poi bisognerà ripartire. Da un punto che i mercati non hanno ancora trovato e che, vista la velocità drammatica della discesa, non dovrebbe essere troppo lontano. Scivolando sulle pendici ripidissime della montagna che fu incantata, si può cercare un po’ di coraggio e pensare al dopo. Il Mibtel di Piazza Affari sulla vetta del 12 marzo 2003 valeva 34.365 punti, venerdì è precipitato a 15.438, a un passo dai minimi del 2003. Il Dow Jones, l’indice storico di Wall Street, invece è già finito sotto 9.000, il pavimento dell’ultima crisi (giugno 2003). In queste due pagine, sfidando qualsiasi ordine di pessimismo cosmico, CorrierEconomia ha cercato di mettersi nei panni di futuribili investitori con profili di rischio molto diversi. Ricette di buon senso che contemplano l’unica ipotesi che oggi sembra praticabile — quella della liquidità e del reddito fisso — ma anche idee decisamente più aggressive, che osano in Borsa con il 50-60% del totale.
Follia? Scartando l’ipotesi della fine del mondo, no. E’ ovvio infatti che una simile bufera scoraggia anche chi si destreggia con le azioni da sempre, ma è anche vero che gli affari si fanno proprio in fondo al burrone. Quando si possono comprare azioni buone a saldi impensabili, a patto di star fermi poi per due o tre anni.
Ma quanto avrebbero reso i portafogli «ragionevoli» fotografati in queste pagine? Chi ne avesse ancora in tasca di simili avrebbe guadagnato da gennaio poco più del 2% nel caso del mix per prudente, mentre avrebbe perso, sempre da inizio anno, tra il 18 e il 20% con le due ricette più rischiose, quelle dove la Borsa spunta dal giardinetto titoli o da una rosa di fondi comuni che investono in tutti i listini del mondo. In mezzo il pareggio del «ben diversificato» che non ha guadagnato nulla (+0,34%) ma non ha nemmeno perso e la perdita accettabile del terzo mix, che è in rosso del 5%. Considerando che Piazza Affari da inizio anno ha perso più del 40%, l’aggettivo accettabile non sembra esagerato.
Certo non sono numeri meravigliosi. Ma mostrano, se ancora ce n’è bisogno, che la diversificazione paga. E che il collasso delle Borse avrebbe inciso con forza relativa sulle tasche degli investitori che avevano distribuito i loro averi tra vari asset. Che cosa aspettarsi adesso? Avendo già prima scartato l’ipotesi del Giudizio Finale, non resta che passare di nuovo in rassegna le poche certezze del momento. Le vendite si fermeranno quando i grandi attori del mercato avranno terminato di disinnescare la leva ai loro portafogli, vendendo tutti gli investimenti fatti a debito.
A quel punto tutti gli interventi messi in campo dai governi — il Fondo di salvataggio americano, le singole decisioni dei governi europei che hanno garantito banche e clienti, le massicce iniezioni di liquidità sui mercati, il taglio del costo del denaro — potranno avere effetti visibili. Sembra ormai inevitabile fare i conti con la recessione, cioè con una frenata dell’economia che sarà anche una diretta conseguenza della tremenda crisi di sfiducia che attanaglia le banche. Non a caso già ora i money manager si orientano sui titoli farmaceutici e su quelli dei consumi di base, oltre al petrolio. Mentre industriali e beni di lusso avranno più vita grama se il ciclo si ferma.
Intanto la fame di sicurezza ha trascinato al ribasso anche la remunerazione dei Bot, come è accaduto già da mesi negli Usa: il re dei titoli di Stato a tre mesi rende solo l’1,5% su base annua. I conti on line tornano competitivi. A patto di non superare il limite dei 103 mila euro coperti dalla garanzia.

Da newsletter www.corriete.it del 13.10.2008


Bollette, inizia la battaglia delle tariffe

E da novembre sarà online il calcolatore voluto dall’Authority per districarsi nella selva dei prezzi

S ono circa due milioni i clienti, tra famiglie e piccole-medie imprese, che dal 1° luglio 2007 sono passato al mercato liberalizzato dell'energia elettrica, che consente di scegliere l'operatore più vantaggioso. Un numero che sembra destinato ad aumentare nei prossimi mesi. Perché se nel corso del primo anno dall'attuazione del decreto Bersani alcuni grandi operatori sono rimasti a guardare, adesso hanno deciso di entrare in campo e di aprire una dura battaglia a colpi di sconti per accaparrarsi il più alto numero di famiglie possibile......

Insomma, la guerra è aperta. «L'ingresso di questi grandi operatori con offerte differenziate è un segnale più che positivo — spiega Clara Poletti, direttore dello Iefe, Istituto di Economia e Politica dell'energia e dell'ambiente dell'università Bocconi —. All'inizio c'è stato un forte immobilismo che stava dando grosse preoccupazioni. Ora invece i vantaggi potrebbero trasferirsi anche nel mercato all'ingrosso».
In questi 15 mesi, il passaggio al mercato libero ha registrato un tasso di «switching», cioè di mobilità da un operatore all’alto, prossimo al 6%, «in linea con le migliori esperienze europee». Una cifra che tenderà ad aumentare, perché gli effetti degli ultimi arrivi sul mercato residenziale, si sentiranno presto.......

Perché gli operatori in campo sono sempre di più e le opzioni sono diventate innumerevoli: su un totale di circa cento aziende che lavorano sul mercato liberalizzato, l'utente può scegliere tra centinaia di proposte che vanno dal tradizionale prezzo fisso alle tariffe ricaricabili simili a quelle del telefonino........

I confronti tra le proposte saranno più facili dal prossimo mese: il presidente dell’Autorità per l'energia Alessandro Ortis ha annunciato infatti «la prossima attivazione (a novembre, ndr) di un «price calculator» uno strumento di simulazione che sarà utilizzabile facilmente via Internet per confrontare le varie offerte sul mercato elettrico».
E per le famiglie in particolari situazioni di disagio economico, sarà possibile anche richiedere un bonus sociale sulla bolletta dell'energia elettrica grazie a un provvedimento dell'Authority.
Il sistema, che interessa cinque milioni di clienti disagiati, sarà pienamente operativo a partire da gennaio 2009: si prevede un risparmio del 20 per cento sulla bolletta dell'energia elettrica con un beneficio complessivo stimato per 384 milioni di euro l'anno.

Da newsletter www.corriete.it del 13.10.2008






domenica 12 ottobre 2008

LA FELICITA' E' NELLE NOSTRE MANI

PER VIVERE IN PACE CON ME STESSO

  • non devo bruciare energie inutilmente
  • devo fare un piano d'azione ben definito
  • devo essere perseverante
  • devo essere fedele ai miei valori e manifestarli
  • devo agire al di là di quello che pensano gli altri
  • non cercare la mia soddisfazione subordinandola a quella degli altri
  • se qualcosa mi turba farò tutto per ristabilire la situazione; altrimenti starò bene qui ed ora
  • non sarò troppo esigente con me stesso
  • cercherò di fare il meglio ma non inseguirò l'impossibile
  • mi impegno a vivere il momento presente in pieno
  • non farò mai qualcosa unicamente per togliermela di torno
  • farò ogni cosa come se fosse la prima volta
  • mi ricorderò che la felicità è qui ed ora e risiede nella mia percezione delle cose
  • mi impegno di vivere nella realtà
  • davanti ad un problema mi domanderò se sono obiettivo e realista
  • davanti ad un problema eviterò di drammatizzare
  • cercherò di spendere qualche buona risata su me stesso per voltare pagina
  • davanti al problema passerò all'azione senza trascinarli o rinviarli
  • separerò le diverse parti di un problema per affrontarlo un poco per volta per farlo mi domanderò: chi? che cosa? quando? dove? come?
Scrivendo già mi sento sereno, tanto più quando lo farò.
Auguri anche a te per essere felice ma ancor di più per ritrovarla quando qualcuno o qualcosa la minaccia.
Leo

DROGA: adolescenti a rischi dipendenza da sballo con antidolorifici.

Roma. 10 set. (Adnkronos Salute) 18:39

Uno sballo a poco prezzo, particolarmente insidioso per gli adolescenti.
La sensazione regala dall'antidolorifico oppiaceo ossicodone, assunto al posto degli stupefacenti "classici", è particolarmente forte per i teenager. Che, dunque, rischiano più degli altri di cadere nella spirale della dipendenza. Lo rivela uno studio condotto da Yong Zhang della Rockefeller University di New York (USA), pubblicato su "Neuropsychopharmacology". La ricerca è stata effettuata su un modello animale, e ha messo a confronto le reazioni di esemplari adolescenti e adulti all'oppioide, il cui abuso fra i giovani rappresenta un problema crescente, specie negli Stati Uniti. Si tratta di un fenomeno che inizia spesso nei primi anni dell'adolescenza o subito dopo, e sembra aver in parte rimpiazzato - almeno negli States - il ricorso ad altre sostanze stupefacenti, dalla cocaina all'eroina. Se infatti fra i giovani americani l'uso di droghe fuori legge è sceso del 24% negli ultimi anni, l'abuso dei farmaci da prescrizione (come quelli a base di idrocodone e ossicodone) si è moltiplicato: il 10% degli alunni più grandi dei licei statunitensi ammette di farne uso, in cerca di sballo. Benchè ormai sia noto che l'abuso di ossicodone spesso inizia proprio sui banchi di scuola, finora si sapeva poco sugli effetti di questa sostanza per il cervello in fase di sviluppo degli adolescenti. Ora il gruppo di Zhang ha scoperto che i topolini "adolescenti" tendono ad auosomministrarsi meno ossicodone rispetto agli animali adulti, indizio dell'aumentata sensibilità al farmaco dei giovani animali. Non solo: i topi esposti alla molecola durante l'adolescenza sono anche più sensibili alla droga se vengono riesposti a questa sostanza una volta adulti. Questi risultati, spiegano gli studiosi, suggeriscono che l'ossidone scatena modificazioni funzionali nel cervello degli adolescenti, che si conservano molto a lungo. Una migliore comprensione di queste alterazioni, che alla fine portano alla dipendenza, potrà aiutare a mettere a punto nuove terapie per quanti già sono schiavi di questo antidolorifico.

Sento la morte come imminente.

Il cardinale Martini: sento la morte come imminente

L'arcivescovo emerito, ammalato a 81 anni di Parkinson, parla alla presentazione dei suoi scritti su Paolo VI

MILANO — «Io, vedete, mi trovo a riflettere nel contesto di una morte imminente. Ormai sono già arrivato nell'ultima sala d'aspetto, o la penultima...». Il cardinale Carlo Maria Martini parla con un filo di voce ma sorride, «è stato un atto di audacia e anche di temerarietà chiamare a parlare una persona anziana che non sa se potrà esprimere bene le cose o tenersi in piedi», nell'auditorium dei gesuiti di San Fedele non vola una mosca, la gente ha gli occhi lucidi e l'arcivescovo emerito di Milano prosegue sereno, è arrivato appoggiandosi a un bastone ma lo sguardo e il pensiero non vacillano.

La sala è piena, si presenta il libro Paolo VI «uomo spirituale» (ed. Istituto Paolo VI-Studium), una raccolta di scritti martiniani su Montini curata dal teologo Marco Vergottini. E tanti sono rimasti fuori, l'attesa è grande quanto la commozione per il «ritorno» del cardinale biblista a Milano, anche se da qualche mese «padre Carlo» è tornato da Gerusalemme e risiede nella casa dei gesuiti a Gallarate. «Con i vostri tanti gesti di bontà, di amore, di ascolto, mi avete costruito come persona e quindi, arrivando alla fine della mia vita, sento che a voi devo moltissimo», sorride ancora ai fedeli, quasi fosse un congedo. Gli ottantun anni, il Parkinson. E il tema della morte, quello che nel libro Martini chiama con espressione dantesca «il duro calle». Quando l'attore Ugo Pagliai legge il «pensiero alla morte » di Paolo VI, « ...mi piacerebbe, terminando, d'essere nella luce... », il cardinale ascolta col volto affondato nelle mani aperte. «Se dovessi non lo scriverei così. È troppo bello, è meraviglioso, lirico», spiega Martini. «Come ho osservato nel libro, ritengo che il testo di Montini sia stato scritto anni prima, quando sentiva la morte incombente ma non imminente».

Della sua morte, invece, il cardinale parla come «imminente». Ed è qui che ha accenti wittgensteiniani, il pensiero sul limite della vita diventa un'interrogazione sui limiti del linguaggio, «chi si trova in questa situazione, dovrebbe piuttosto sentirsi scarnificato nelle parole, e questo è per me un problema irrisolto: come descrivere una realtà tutta negativa con parole razionali che tuttavia, in quanto razionali, devono esprimere una esperienza positiva». «Dire» la morte. È una riflessione che nel cardinale si è fatta via via più urgente negli ultimi anni. L'anno scorso, nella basilica dei Getsemani a Gerusalemme, aveva salutato i pellegrini ambrosiani con una lectio vertiginosa sulla Passone e l'«angoscia » di Gesù, «il greco il termine è agonia e significa lotta, conflitto, tensione profonda». Martini non ama i discorsi facilmente consolatori, come sempre trova il modo di parlare «al credente e al non credente che è in ciascuno di noi» e guarda in faccia «il duro calle». Davanti all'«affidamento totale a Dio» di Montini, scrive nel libro, «mi sento assai carente. Io, per esempio, mi sono più volte lamentato col Signore perché morendo non ha tolto a noi la necessità di morire. Sarebbe stato così bello poter dire: Gesù ha affrontato la morte anche al nostro posto e morti potremmo andare in Paradiso per un sentiero fiorito».

E invece «Dio ha voluto che passassimo per questo duro calle che è la morte ed entrassimo nell'oscurità che fa sempre un po' paura». Ma qui sta l'essenziale: «Mi sono riappacificato col pensiero di dover morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremmo mai a fare un atto di piena fiducia in Dio. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre delle "uscite di sicurezza". Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente di Dio». È l'insegnamento di Montini, «per me fu un po' come un padre». Perché ciò che ci attende dopo la morte «è un mistero » che richiede «un affidamento totale»: «Desideriamo essere con Gesù e questo nostro desiderio lo esprimiamo ad occhi chiusi, alla cieca, mettendoci in tutto nelle sue mani».

Gian Guido Vecchi 03 ottobre 2008

La nuova droga sonora funziona, e fa paura per i suoi effetti.

La nuova droga sonora funziona, e fa paura. «L’ho provata insieme ai miei specializzandi e l'effetto è stato immediato: mal di testa, sonnolenza, stordimento, formicolii. Abbiamo dovuto interrompere l'esperimento. Senza dubbio funziona». Donato Munno, psichiatra e professore di Psicologia clinica alla facoltà di Medicina di Torino, nonché autore del saggio «Nuove droghe e nuovi tossicomani», ha scaricato «iDoser» da internet, le ha provate e ha scoperto che il suo testo merita un aggiornamento.
Che la musica entri nell’animo lo diceva già Platone più di duemila anni fa. Ma che le onde sonore spacciate on line riproducano gli effetti di cocaina, extasy, eroina, Lsd e marijuana è roba da maniaci del computer del terzo millennio. Trecento anni dopo le sonate di Mozart che sedavano le crisi epilettiche, i cybernauti si sono inventati le iDoser: bastano un pc, una connessione a internet e un paio di cuffie e la dose è pronta da consumare «sdraiati nel letto e possibilmente al buio», raccomanda il principale sito-pusher.
A preoccupare è la dipendenza psichica: «Le droghe che creano carenza fisica sono in calo - spiega Munno - Oggi la tendenza è assumere sostanze che permettano una vita normale, come la cocaina. E le iDoser vanno in questa direzione: si ha "voglia", non "bisogno"» di consumarle. Mi vengono in mente i riti ancestrali dove la musica ripetuta a una precisa cadenza porta in stati di trance e ipnosi. Oppure si pensi alla musicoterapica, dove il suono che riattiva onde cerebrali ha risvegliato persone dal coma», come è successo a Torino, all’ospedale delle Molinette, nel 2002.
Il sistema funziona sulla base dei cosiddetti «battiti binaurali», sperimentati sul cervello negli anni Settanta dal medico newyorchese Gerald Oster. Spiega il professor Ferdinando Rossi, ordinario di Neurologia a Torino: «Vengono applicate alle orecchie frequenze diverse tra loro: la differenza crea una stimolazione nel cervello, tanto più forte quando più intense sono le onde. Le frequenze cerebrali vanno da 1 a 4 hertz per il livello Delta, quello del sonno profondo, ai 30 dello stato vigile, che corrisponde alla frequenza Beta». Le iDoser vengono sparate in un orecchio a 500 hertz, nell’altro a 510. Sono i dieci della differenza a provocare lo «sballo».
Sono centinaia le pagine web dedicate alla nuova fusione, ancora più numeose le proposte. «Una dose - si legge su un sito - costa appena 3 euro, mentre un mp3 con Peyotl, cocaina, marijuana e oppio costano tra i 16 e 13 euro. Stessi prezzi per Lsd, extasi e morfina». Listini che la Guardia di Finanza conferma: «Il rischio - spiega il maresciallo Antonio Landi - è a lungo termine. Una volta scaricate da Internet sono riutilizzabili infinite volte. Senza contare che ne verranno prodotte altre e questo alimenterà un mercato che promette già centinaia di migliaia di clienti».

Fonte: LA STAMPA tratto dal sito dell' Istituto Superiore di Sanità www.iss.it

io dico: è sconvolgente come siamo in ritardo per gli interventi a favore dei giovani per evitare che la loro vita subisca danni compromettendo l'intera esistenda degli stessi. Come educatore all'interno di una comunità (Soggiorno Proposta onlus) mi rendo conto che noi i Servizi e tanto più il mondo politico siamo in netto ritardo rispetto all'evoluzione che il mercato dello "sballo" offre ai nostri giovani. Siamo fermi da anni allo "Spinello si!" "Spinello no!" ma invece c'è molto da fare. Lavorare insieme, una politica che investa sulla prevenzione, sulla cura ma ancor di più SULLA PROMOZIONE DEI GIOVANI. Fa comodo che i giovani non mettano in gioco le loro potenzialità perchè in cambio abbiamo maggiori consumi ma avremo MENO FUTURO.

Cari GIOVANI mettetevi in gioco in ogni angolo e sano strumento , fate frullare positivamente le vostre energie e non buttate via la vostra vita.
Io sono con voi. Auguri. Leo